La comparsa della qualità della vita nei repertori d’indicatori sociali avvenne su una problematica particolare quell’ecologica.
Lanciata alla conferenza dell’ONU di Stoccolma del 1972, si raccomandava di avvantaggiare “obiettivi di fondamentale interesse” che ruotavano intorno alle seguenti aree-problema:
salute;
sviluppo della personalità mediante l’acquisizione di conoscenze;
occupazione;
qualità del lavoro;
tempo libero;
ambiente fisico;
sicurezza;
giustizia;
partecipazione alla vita collettiva.
All’interno di questo nuovo movimento culturale, si misero in luce due correnti:
La prima sosteneva l’uso d’indicatori oggettivi, fondandosi prevalentemente su statistiche ricavate da fonti ufficiali dei vari paesi,come le statistiche sulla qualità della vita nelle province italiane pubblicate annualmente.
La seconda sosteneva l’uso d’indicatori soggettivi, ai quali si legavano gli aspetti connotativi e climatici del concetto di “qualità della vita”.
In questa seconda corrente si tende a tradurre operativamente il concetto di felicità, ossia propugnare come legittima l’aspirazione alla felicità. Le ricerche empiriche sulla felicità hanno messo in luce due elementi del concetto:
La prima avrebbe un carattere affettivo-emozionale (sentirsi allegro);
La seconda avrebbe invece un elemento di tipo cognitivo (sentirsi capace di risolvere i problemi quotidiani). E’ proprio quest’ultima è forse legata alle situazioni reali di vita e consiste nella percezione di una differenza fra gli scopi di una persona e ciò che essa riesce effettivamente a realizzare.
Nella realtà odierna e nel contesto sociale in cui ogni individuo si trova ad operare il benessere psicofisico è intimamente connesso in una oggettiva interdipendenza con il benessere sociale, sia perché di fatto il diritto alla preservazione della salute fa parte di quei diritti sociali acquisiti dall’uomo durante l’evoluzione delle strutture istituzionali, sia perché l’esercizio di questo diritto dipende dalla buona efficienza dell’organizzazione delle istituzioni(soprattutto quelle di carattere socio-sanitario).
Lo scopo basilare della qualità della vita è quello della garanzia e della tutela della buona salute, le istituzioni a cui si dà maggiore importanza sono tutte quelle sanitarie e socio-assistenziali in sostegno delle famiglie e di specifiche categorie di soggetti da sottoporre a maggiore tutela.
La complessiva disponibilità di posti-letto, in ospedali, cliniche e case di cura è un elemento importante nella definizione del benessere di un paese.
La categoria di servizi non diretti agli infermi è costituita in Europa dagli altri istituti del settore pubblico e privato, come gli asili-nido, i consultori, i centri d’assistenza e ricreativi per gli anziani, le scuole materne. La pluralità e l’efficienza di tutte queste istituzioni è un indice di benessere sociale che, per essere considerato autentico, deve rispondere alle esigenze dei soggetti utilizzatori e delle famiglie, soprattutto deve essere gestito con accuratezza, umanità e tempestività.
