La presenza di lesioni nella parte centrale della colonna e la mancanza di esercizio fisico regolare rendono difficile il recupero delle capacità di svolgere le normali attività quotidiane dopo una frattura vertebrale osteoporotica.
L’individuazione di questi due fattori prognostici si deve a uno studio prospettico giapponese condotto su 310 pazienti in 25 centri ospedalieri, trattati in modo conservativo senza chirurgia. In ognuno di questi, all’arruolamento e 6 mesi dopo la frattura si sono valutati il dolore, la capacità di svolgere l’attività quotidiana (Adl), la qualità di vita (Qol). Al follow-up stabilito, l’Adl è apparso ridotto nel 21,3% dei pazienti. All’analisi è emerso che fossero significativamente associati con una diminuzione dell’Adl, l’età superiore a 75 anni, il genere femminile, la presenza di 2 o più pregresse fratture vertebrali, l’esistenza di una lesione nella parte centrale della colonna e la mancanza di un regolare esercizio fisico prima della frattura. Di questi fattori di rischio, all’analisi si sono confermati solo gli ultimi due. I pazienti che presentano questi fattori di rischio, sostiene Tomiya Matsumoto dell’università di Osaka, autore dello studio, dovrebbero essere monitorati con maggiore attenzione e trattati in modo più intensivo.
