Premessa
Le patologie cardiovascolari costituiscono la principale causa di morbilità e mortalità negli anziani, che costituiscono il segmento di popolazione che sta aumentando numericamente più di tutti gli altri.
Studi precedenti circa l’assunzione di pesce e il rischio di ictus hanno dato risultati contrastanti; peraltro, nessuno di questi studi ha incluso un numero significativo di pazienti anziani. Inoltre, il rischio cardiovascolare sembra dipendere anche dal tipo di pesce assunto; il tonno e altri tipi di pesce cucinati alla griglia o arrosto si associano con un ridotto rischio di malattia coronarica fatale, mentre l’assunzione di pesce fritto o di panini a base di pesce sembra invece associarsi a una tendenza verso l’aumento di tale rischio.
Mozaffarian et al. hanno valutato l’associazione fra il consumo di differenti alimenti a base di pesce da una parte e l’incidenza totale di ictus e l’incidenza dei diversi tipi di ictus dall’altra nel Cardiovascular Health Study e hanno pubblicato i risultati della loro analisi sulla rivista Archives of Internal Medicine7.
Metodi dello studio
Gli autori hanno valutato l’associazione fra diversi tipi alimenti a base di pesce e il rischio di ictus nella popolazione del Cardiovascular Health Study , uno studio di coorte longitudinale che aveva l’intento di studiare i determinanti degli eventi cardiovascolari nella popolazione anziana. Un totale di 4.755 individui di età >/= 65 anni non affetti da patologie cardiovascolari e cerebrovascolari al momento dell’ingresso nello studio (anni 1989-1990) sono stati interrogati mediante questionari ad hoc circa le loro abitudini alimentari e sono stati seguiti nel tempo, valutando in particolare l’incidenza globale di ictus e l’incidenza dei diversi tipi di ictus in maniera prospettica.
Risultati
L’età media della popolazione studiata era di 72,7 anni (intervallo compreso fra 65 e 98 anni), il 44% erano uomini e il 45% erano ipertesi; il valore medio di colesterolo LDL era di 126 mg/dl e quello di colesterolo HDL era di 54 mg/dl; il valore medio dello spessore intima-media a livello dell’arteria carotide era di1,6 mm. Il consumo medio di pesce fritto/in panini e di tonno/altri pesci arrosto è risultato di 0,7 e 2,2 portate alla settimana, rispettivamente. Durante i 12 anni di follow-up, si sono verificati 626 ictus, di cui 529 ischemici. L’analisi multivariata dei dati ha documentato un’associazione inversa fra il consumo di tonno/altri pesci arrosto da una parte e l’incidenza totale di ictus e l’incidenza di ictus ischemici dall’altra; l’assunzione di 1-4 portate alla settimana di tonno/altri pesci arrosto ha comportato una riduzione del rischio di ictus ischemico del 27% e l’assunzione di 5 o più di tali portate alla settimana ha comportato un riduzione del rischio di ictus ischemico del 30%, rispetto all’assunzione di meno di una portata al mese. Al contrario, l’assunzione di pesce fritto/in panini è risultata correlata in maniera diretta con l’incidenza totale di ictus e con l’incidenza di ictus ischemici, con un aumento del 44% del rischio di ictus ischemico per l’assunzione di più di una portata di pesce fritto/in panini alla settimana rispetto all’assunzione di meno di una portata al mese. Non è stata rilevata alcuna associazione fra l’assunzione di pesce e il rischio di ictus emorragico.
Conclusioni
Lo studio di Mozaffarian et al. documenta che l’assunzione di tonno o di altri tipi di pesce alla griglia o arrosto risulta associata con una riduzione del rischio di ictus ischemico, mentre l’assunzione di pesce fritto/in panini sembra associata con un aumento di tale rischio negli ultrasessantacinquenni, mentre il consumo di pesce non appare correlato con il rischio di ictus emorragico. Ovviamente, date le caratteristiche dello studio, le relazioni documentate non provano un meccanismo di causalità: non si può escludere l’interferenza di eventuali fattori confondenti di cui non si è tenuto conto nell’analisi dei dati, come per esempio fumo, attività fisica, assunzione di bevande alcoliche, fattori socioeconomici, ecc. Tuttavia, esistono meccanismi biologici plausibili che rendono alquanto verosimile un effetto positivo dell’assunzione di pesce non fritto sul rischio di ictus ischemico: studi sperimentali hanno documentato un’influenza positiva da parte degli acidi grassi omega-3 su pressione arteriosa, lipidi ematici, risposta infiammatoria, deformabilità dei globuli rossi, funzione endoteliale e reattività delle arteriole cerebrali.
Oltre alle conclusioni principali di questo studio, è molto importante notare l’assenza di un vantaggio significativo nei soggetti che assumevano le quantità maggiori di pesce (5 o più portate alla settimana) rispetto ai soggetti che ne assumevano quantità moderate (1-4 portate alla settimana) e il risultato neutro del consumo di pesce sull’incidenza di ictus emorragico. Va ricordato che studi precedenti sulle popolazioni della Groenlandia e dell’Alaska hanno documentato un aumento del rischio di ictus emorragico in concomitanza dell’assunzione di elevate quantità di pesce, a causa dell’effetto inibitorio sull’aggregazione piastrinica degli omega-3; ricordiamo anche che, in studi sperimentali, gli acidi grassi omega-3 hanno comportato un aumento del tempo di emorragia solo a dosi farmacologiche (3-15 g/die).
Possiamo quindi concludere con l’antico adagio dei nostri antenati latini, secondo cui “in medio stat virtus”: certamente è corretto consigliare l’assunzione di quantità moderate di pesce (1-4 portate alla settimana) a tutti i nostri pazienti, indipendentemente dall’età e dalla presenza o assenza di patologie cardiovascolari o cerebrovascolari. Resta ancora dubbio il bilancio fra effetti positivi ed effetti negativi di dosi farmacologiche di acidi grassi omega-3 nella popolazione generale sana, anche di età avanzata.
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