SINDROME METABOLICA, ALCOL DANNOSO

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Il rischio di andare incontro alla sindrome metabolica (Sm) aumenta in relazione al consumo di alcolici: secondo quanto emerge dallo studio condotto da Maria T. Barrio-Lopez dell’Università di Navarra in Spagna e pubblicato su Clinical nutrition, basta il consumo di una bevanda alcolica al giorno per far aumentare significativamente le probabilità.

Lo studio ha seguito per più di sei anni 8.103 partecipanti di età media pari a 35,4 anni, laureati, in buona forma fisica e con un’alimentazione di tipo mediterraneo, al reclutamento privi di sintomi associati alla sindrome metabolica. I ricercatori hanno diagnosticato i nuovi casi di Sm seguendo i cinque parametri definiti congiuntamente dall’International diabetes federation, dall’American heart association e dal National heart, lung, blood institute. Secondo questa definizione la diagnosi di Sm viene fatta in presenza di almeno tre requisiti tra valore elevato del girovita, trigliceridi alti, bassi valori di colesterolo Hdl, ipertensione e iperglicemia a digiuno. Le abitudini alimentari sono state valutate attraverso un questionario semi-quantitativo validato in Spagna con 139 voci, che includeva domande sullo stile di vita, sesso, età, anni di università, dati antropometrici, fumo e attività fisica, e infine storia clinica del paziente. Ai partecipanti è stato chiesto di indicare tipo (birra, vino rosso, altri tipi di vino, superalcolici) e frequenza (giornaliera, settimanale, solo nei weekend e mensile) nel consumo degli alcolici. Durante il follow-up (durato in media sei anni) sono stati identificati 341 nuovi casi di sindrome metabolica su 8103 partecipanti, pari a un’incidenza del 4,2%. Chi consumava una quantità pari o superiore a sette drink alcolici a settimana ha mostrato un rischio significativamente più alto di sviluppare la sindrome metabolica, rispetto ai non bevitori. In aggiunta a questo dato è stato dimostrato che i parametri più a rischio nei bevitori sono l’alto valore di trigliceridi nel sangue, la glicemia elevata a digiuno e – per chi consuma birra – i bassi valori di colesterolo HDL. Il rischio è apparso più elevato in chi concentrava il consumo (tipicamente nei due giorni del week-end). «Questa incidenza – come scrive l’autore nel paper – è inferiore a quella descritta nella popolazione spagnola, proprio come ci si aspetterebbe in una coorte di giovani adulti attivi, con un basso BMI, una buona istruzione e privi inizialmente di qualsiasi sintomo di sindrome metabolica, ma è tuttavia indicativa dell’aumento di rischio associato al consumo di alcol, da confermare con ulteriori studi».

Clinical Nutrition 2012 Dec 12. S0261-5614(12)00273-7.

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