Lombalgia: Mistero o realtà?

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Il segreto dei fachiri?

La capacità di decondizionarsi dal dolore, ossia la deafferentazione fisica e neurologica dal dolore.

I soggetti fibromialgici, sono eccessivamente afferenziati, “possiedono una scorretta gestione neurologica del dolore, non danni ma, veri malfunzionamenti neurologici, centrali e periferici,con ipersensibilità nocicettive e conseguenti difficoltà di trattamenti.

Dolore:

Spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva con un danno tissutale reale o potenziale o descritta in termini di tale danno.

Il dolore è uno stato mentale, sebbene spesso lo si associ solo a eventi fisiologici.

In particolare, il sintomo dolore è la risultante di due componenti: La componente neurologica e quella psichica.

La sensazione dolorosa, le emozioni, il comportamento algico sono parti integranti dell’esperienza dolorosa. Il sintomo dolore è quanto mai un’esperienza soggettiva e personale.

Il modo in cui ciascuno reagisce o esprime il dolore dipende dalla propria esperienza del dolore in generale e di quel tipo di dolore in particolare, nonché dallo stato mentale ed emozionale attuale.

LOMBALGIA

La lombalgia (low back pain, LBP) è un classico esempio di dolore somatico, a livello lombare sono numerose le strutture algosensibili.Le capsule delle faccette articolari, i legamenti e la fascia muscolare mostrano una ricca presenza di nocicettori.

Nel disco intervertebrale solo l’anello più periferico è innervato; tuttavia, il tessuto di granulazione o quello cicatriziale che possono svilupparsi in un disco degenerato contengono neovasi provvisti di nocicettori.

Nel periostio e nei vasi ematici dell’osso spugnoso delle vertebre vi è una considerevole quantità di nocicettori e, non ultimo, la dura madre e le guaine delle radici nervose sono altre importanti strutture algiche.

Quando si parla di lombalgia, è utile fare una distinzione temporale in:

“dolore acuto” (durata inferiore alle sei settimane);

“subacuto” (dalle sei alle dodici settimane);

“cronico” (più di tre mesi di dolore continuo).

Il dolore acuto ha un significato biologico ed equivale ad un allarme di danno tissutale, generalmente tende al recupero e il trattamento fisico è relativamente efficace. Dolore e disabilità sono proporzionali ai reperti fisici.

Il riposo non è un trattamento efficace;

Continuare le attività abituali permette una guarigione più rapida e implica minori complicanze croniche;

Gli esercizi specifici (flessioni ginnastica aerobica stretching) non sono un trattamento efficace;

La manifestazione clinica del dolore cronico è diversa, perde di significato biologico e diventa controproducente. Il dolore cronico e la disabilità sono dissociati dal problema fisico originario, vi sono scarse prove di danno tissutale o coinvolgimento nocicettivo si ha l’idea della non trattabilità.

Il tessuto lesionato generalmente guarisce nel giro di sei settimane, quindi il dolore che oltrepassa questo limite temporale possiede altre componenti oltre all’attivazione delle terminazioni nervose sensibili al dolore nel tessuto periferico.

Il disturbo cronico alla schiena è considerato come risultante di conseguenze fisiche, psicologiche e sociali dovute al prolungamento del problema originale.

I trattamenti manuali, le manipolazioni,la ginnastica del rachide e i trattamenti multidisciplinari sono efficaci per alleviare il dolore, specialmente nel breve termine e in determinati gruppi di pazienti.

Alcuni pazienti sviluppano comportamenti di dolore (evitandolo) nella fase precoce del dolore: evitare il dolore significa temere il dolore e le sue conseguenze e il comportamento che porta a evitare il dolore può causare diversi problemi fisici e comportamentali.

Una diminuzione dell’attività fisica quotidiana può risultare in una ridotta articolarità e in una perdita di forza, resistenza e coordinazione muscolare a causa, per esempio, dell’atrofia dei muscoli paravertebrali.

I muscoli paravertebrali nei pazienti affetti da LBP cronico sono più piccoli, contengono più grasso e presentano un’atrofia selettiva delle fibre muscolari. Questo decondizionamento porterà a più dolore e rinforzerà il ciclo dell’evitare il dolore.

Nel processo di persistenza del dolore cronico entrano in gioco anche altri fattori di tipo psicosociale.

Insoddisfazione lavorativa, basso livello di impegno nel lavoro, indennizzi, insoddisfazione del trattamento eseguito, convinzione di scarsa salute, scarsa attenzione per il proprio corpo.

Il contesto affettivo, lavorativo e sociale, così come gli strumenti psicologici di ciascun individuo rappresentano il substrato predisponente alla cronicizzazione.

Ciò non significa che tali pazienti siano affetti da dolore psicogeno ma che, di fronte a una sintomatologia algica nata da una reale fonte fisica dorsale, essi assumendo un comportamento di evitamento del dolore che porta ad un progressivo decadimento funzionale.

Nel progressivo decadimento funzionale e nel contesto di particolari ambiti familiari, lavorativi e sociali, si innesca un circolo vizioso di perpetuazione della sintomatologia dolorosa.

Conclusioni

Il passaggio da un tipo di dolore acuto a uno cronico è il momento cruciale per un approccio terapeutico che eviti la cronicità, che è anche il lato peggiore della storia, in quanto si instaurano meccanismi neurologici alterati che diventano difficilmente controllabili o modificabili. Il dolore acuto non può essere gestito come il dolore cronico:

Nel primo caso è “sufficiente” un approccio antalgico che punti direttamente sul sintomo con l’obiettivo immediato della risoluzione per quanto possibile su base eziopatogenetica.

Nel secondo caso è determinante un approccio più complesso, riabilitativo, che pur non trascurando il sintomo, punti sul recupero funzionale completo.

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