LAVORARE CON IL MAL DI SCHIENA

Dean, Journal of Occupational Rehabilitation, 2010
De Vries, BMC Muscoloskeletal Disorders, 2011

Fino alla metà del XX° secolo, le assenze prolungate dal lavoro per mal di schiena erano relativamente rare. Anche oggi, la maggior parte delle persone con mal di schiena o altre forme di dolore muscolo-scheletrico continuano a lavorare malgrado i sintomi.


Una serie di studi recenti hanno esaminato le caratteristiche delle persone che continuano a lavorare malgrado i dolori muscolo-scheletrici, per vedere se si trovano qualità e comportamenti che possono essere incoraggiati in altri. In generale, si tratta di studi di piccole dimensioni che hanno l’obiettivo di generare ipotesi da verificare successivamente in studi più ampi, però permettono già di intuire alcune motivazioni che spingono a non abbandonare il lavoro.
Da uno studio condotto in Olanda è emerso che chi sceglieva di lavorare malgrado i dolori muscolo-scheletrici considerava “il lavoro come valore”, “il lavoro come terapia”, “il lavoro come generatore di entrate”, “il lavoro come responsabilità”, e l’opportunità di essere “un membro utile alla società”. E’ interessante notare che molti impiegati con dolori muscolo-scheletrici hanno considerato il lavoro e il posto di lavoro terapeutici, affermando che aumentavano il loro benessere mentale e fisico assicurando una vita sociale, un senso di rispetto-di-sé, una fonte di energia e una distrazione dal dolore.
Alcuni comportamenti che favorivano la scelta di andare al lavoro erano la possibilità di modificare le ore lavorative, le richieste del lavoro e il ritmo di lavoro; avere convinzioni che facilitassero il lavoro malgrado il dolore; avere una varietà di strategie per affrontare il dolore; avere accesso a servizi sanitari efficaci ed infine poter chiedere alla direzione dell’azienda aiuto e sostegno.
Alcune di queste qualità, caratteristiche e comportamenti potrebbero essere istituiti in qualsiasi posto di lavoro.
Da un altro studio condotto su contadini in Nuova Zelanda, emerge che coloro che avevano deciso di rimanere al lavoro malgrado la lombalgia avevano tre caratteristiche in comune: punteggi alti nell’auto-efficacia, percezioni positive sulla natura e il decorso del mal di schiena e forti convinzioni che il mal di schiena sia un sintomo che dura tutta la vita. Ciò che li aiutava a lavorare era soprattutto la scelta di “pensare con la mia testa prima che con la mia schiena”, “conoscere i rischi” (con la possibilità di modificare il lavoro), “tirare avanti” e “amare la terra”.

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